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Quando tutto cominciò

 

Era il 1990, Ombretta in quel periodo viaggiava in lungo e in largo per la Patagonia a bordo di vecchi pick-up cigolanti che prendeva in prestito qua e là, per poi abbandonarli in mezzo al niente quando finiva la benzina. A Roma le cose erano un po’ più normali, erano… Già, com’erano esattamente le cose nel 1990? Erano davvero più normali? Vediamo.

Nel 1990 usciva l’ultimo film di Fellini, che sarebbe morto di lì a tre anni, lasciando Roma a corto di visioni e creazioni. Tornatore vinceva l’Oscar con Nuovo Cinema Paradiso. Microsoft lanciava Windows 3.0, moltiplicando così le possibilità di andare in crash e di non finire mai la tesi di laurea. Erano le notti magiche di Italia 90 in cui Totò Schillaci segnava con la stessa frequenza con cui oggi gli attaccanti della Nazionale non segnano. Anche Toto Cutugno, però, non se la cavava male e, con buona pace dei Nirvana, vinceva a Zagabria l’Eurovision Song Contest con la canzone Insieme: 1992, che tuttora si segnala per i seguenti versi dal sapore profetico: “L’Europa non è lontana / C’è una canzone italiana per voi / Insieme, unite, unite, Europe”. Benché sul momento ci sfugga la melodia, queste parole ci colpiscono ancora come pietre.

E poi, c’erano i Levi’s 501 larghi, larghissimi, almeno quanto le t-shirt e le camicie da montanaro che andavano allora (niente moda slim negli anni ’90), c’erano gli anfibi militari, le Dr Martens e, soprattutto, le Reebok Pump che potevi gonfiare con una pompetta, il che non era affatto male: infatti parecchi ci passavano il tempo a gonfiarsi le scarpe.

C’erano i pub sempre pieni, i lunghi tavoli di legno massello deturpati dagli intarsi fatti con chiavi, coltelli, punteruoli, scalpelli, motoseghe e così via dicendo. Se ti mettevi a leggere gli intarsi, allora c’era quello che disegnava per la sua ragazza cuori dall’aspetto decisamente malato, quella che la dava a tutti solo perché non la dava a te, e quello che, viceversa, ce l’aveva piccolo perché la tipa di cui sopra la dava solo a lui, quello che sopra la svastica disegnava la falce e martello che poi veniva ricoperta da un’altra svastica finché non ci si capiva più niente e allora la passione politica scemava, quello che incideva compulsivamente peni in erezione ma le fibre del legno lo costringevano a farlo in uno stile neo-cubista assai grottesco.

Infine, sempre nel 1990, eroicamente stagliati su questo più vasto scenario storico e civile, c’eravamo noi, al Parco del Colle Oppio, alle prese con la prima edizione di All’Ombra del Colosseo. Intendiamoci, non c’erano ancora le folle né i lunghi cartelloni di oggi: i numeri erano decisamente più piccoli, erano quelli di una festa rionale, come di fatto era All’Ombra del Colosseo al suo primo apparire. Eppure, quella piccola festa nata solo per far ridere la gente del posto dopo le tribolazioni della canicola diurna, come un sollievo, come un ristoro, è oggi uno degli appuntamenti più longevi dell’Estate Romana. Tanti altri eventi, magari ben più altisonanti del nostro, non esistono più da tempo. Il Festival della comicità, invece, non solo esiste ancora, ma è anche cresciuto, molto cresciuto rispetto ad allora.

Il segreto di tanta longevità? Crescere senza mai dimenticare lo scopo originario per cui siamo nati nell’ormai lontano 1990 in un rione di Roma: cioè, farvi ridere. Si potrebbe dire in modi ben più complicati di questo e farci sopra tanta filosofia, ma, lo ripetiamo, lo scopo è semplicemente farvi ridere: farvi ridere per 25 anni di seguito.

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